Bari Due padri e una madre la nuova genitorialità

Due padri e una madre: la nuova genitorialità?

Due padri, una madre la nuova genitorialità

La decisione della Corte d’Appello di Bari ha riacceso il dibattito italiano sulla genitorialità.

Inoltre, ha riportato al centro temi che negli ultimi anni hanno diviso politica, tribunali e opinione pubblica. Tra questi ci sono la maternità surrogata, la procreazione medicalmente assistita e i nuovi modelli familiari.

Il caso riguarda un bambino nato in Germania. Il minore è stato riconosciuto legalmente con tre figure genitoriali: il padre biologico, il compagno del padre e la madre biologica, amica della coppia.

Successivamente, la Corte ha deciso di riconoscere anche in Italia questa situazione familiare già esistente all’estero.

Tuttavia, esiste un dettaglio fondamentale che molti stanno ignorando: questo caso non riguarda la maternità surrogata.

Ed è proprio questo, probabilmente, l’aspetto più interessante dell’intera vicenda.

Il minore è nato da un accordo consensuale tra il padre biologico e una loro amica di lunga data, già madre di altri figli.

Il padre biologico era sposato da oltre dieci anni con un cittadino italo-tedesco. Dopo la nascita, il bambino è stato riconosciuto da entrambi i genitori biologici. Fin dai primi giorni di vita, è cresciuto con la coppia di uomini.

In seguito, il secondo padre ha avviato in Germania la procedura di adozione del figlio del coniuge. La normativa tedesca offre questa possibilità anche alle coppie dello stesso sesso.

La questione va molto oltre la singola storia dei due padri di Bari.

Questa decisione riporta inevitabilmente al centro una domanda che l’Italia continua a evitare da anni: i divieti assoluti riescono davvero a fermare il desiderio delle persone di avere un figlio?

Negli ultimi anni il dibattito italiano sulla genitorialità è diventato sempre più ideologico. Da una parte c’è chi invoca norme più severe contro la maternità surrogata e contro determinati modelli familiari. Dall’altra chi chiede un riconoscimento più ampio delle nuove forme di famiglia.

Nel mezzo, però, esiste una realtà molto concreta che la politica spesso finge di non vedere: le persone continuano comunque a cercare strade per costruire una famiglia.

Ed è qui che la vicenda di Bari assume un significato molto più profondo.

Sarebbe ingiusto affermare che questo caso sia nato per aggirare i divieti italiani sulla maternità surrogata.

Non c’è stato alcuna pratica di gestazione per altri, ma la scelta comune di costruire insieme una famiglia ma la Corte d’Appello ha ritenuto legittimo un accordo di genitorialità tra tre persone.

Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorare ciò che questa vicenda dimostra indirettamente.

Quando uno Stato chiude completamente una strada, la realtà sociale tende inevitabilmente a trovarne altre.

È un fenomeno che il diritto conosce da sempre.

E oggi accade anche nel campo della genitorialità internazionale.

Famiglie nate da più Paesi, accordi di co-genitorialità, percorsi realizzati all’estero, sistemi giuridici differenti che si intrecciano tra loro: tutto questo sta diventando sempre più frequente in un mondo in cui le persone si spostano, vivono relazioni internazionali e costruiscono famiglie oltre i confini nazionali.

genitorialità Bari bimbo con due padri e una madre

Prima dell’approvazione della normativa italiana sul cosiddetto “reato universale” della maternità surrogata, ero stato intervistato da The Wall Street Journal proprio sulle possibili conseguenze di una proibizione così estesa.

In quell’occasione avevo espresso una preoccupazione molto precisa: il rischio che norme sempre più rigide finissero per favorire la nascita di forme di “underground surrogacy”.

Con questa espressione non intendevo necessariamente qualcosa di clandestino nel senso criminale del termine.

Mi riferivo piuttosto alla possibilità che sempre più persone iniziassero a percorrere strade alternative, internazionali, ibride o giuridicamente difficili da inquadrare pur di realizzare un progetto genitoriale.

Perché la storia del diritto rende un quadro piuttosto chiaro: i divieti assoluti raramente eliminano del tutto bisogni umani così profondi.

Più che sparire, questi bisogni trovano nuovi spazi in cui esistere: a volte oltre i confini nazionali o dentro zone giuridiche grigie, altre attraverso percorsi molto più difficili da comprendere, regolare e controllare.

Oggi le famiglie sono sempre più internazionali. Le persone viaggiano, si trasferiscono, hanno cittadinanze differenti, costruiscono relazioni che attraversano culture e ordinamenti giuridici diversi.

Esistono Paesi che riconoscono modelli familiari che in Italia continuano a generare fortissime tensioni politiche e ideologiche.

Ma quando un bambino nasce all’interno di una struttura familiare già legalmente riconosciuta all’estero, il problema arriva inevitabilmente davanti ai tribunali italiani.

E a quel punto la questione cambia completamente.

Non si parla più soltanto di ideologia o di principi astratti.

Si parla di una persona reale, della sua identità, della sua stabilità familiare e della necessità di garantirgli tutela giuridica.

Ed è proprio qui che il diritto italiano si trova sempre più spesso a inseguire una realtà sociale internazionale che evolve molto più velocemente delle categorie tradizionali utilizzate dal legislatore.

Che piaccia oppure no, la maternità surrogata internazionale continuerà probabilmente a esistere.

Le nuove normative potranno rendere il fenomeno più complesso, più delicato o più rischioso sotto il profilo giuridico, ma difficilmente riusciranno a cancellarlo del tutto.

E questo apre una riflessione importante.

Perché il rischio reale non è che uomini e donne smettano di cercare un figlio.

Il rischio è piuttosto che inizino a percorrere strade sempre meno regolate, più difficili da monitorare e potenzialmente più fragili dal punto di vista giuridico.

Alla fine, le conseguenze potrebbero ricadere proprio sui bambini e sulle famiglie che il sistema sostiene di voler proteggere.

Sono infatti molti i casi di italiani che decidono di trasferirsi all’estero per vedersi riconosciuto il diritto ad avere una famiglia, sancito dalla nostra Costituzione italiana ma non riconosciuto di fatto.

Probabilmente sì, perché mostra ancora una volta quanto il concetto stesso di famiglia stia evolvendo molto più rapidamente delle categorie giuridiche tradizionali.

Dimostra soprattutto una cosa: quando la genitorialità incontra il diritto internazionale, i confini nazionali diventano inevitabilmente più fragili.

Perché esiste una realtà che nessuna legge riesce davvero a cancellare: il desiderio umano di avere un figlio.

E quando una strada viene chiusa, completamente, “l’uomo” ne apre un’altra.

Love makes families.”

S.C.