- Jens Spahn diventa padre e si dimette
- Genitori grazie alla maternità surrogata
- Perché Jens Spahn si è dimesso?
- La maternità surrogata è illegale in Germania?
- “La mia felicità è incompatibile con l’incarico”
- Il divieto non cancella il desiderio di diventare genitori
- Maternità surrogata e politica: una vicenda destinata a lasciare il segno
Jens Spahn diventa padre e si dimette
Jens Spahn è diventato padre grazie alla maternità surrogata negli United States, ma il sogno di avere una famiglia si è subito trasformato in una crisi politica, culminata nelle sue dimissioni da capogruppo parlamentare della CDU/CSU.
Genitori grazie alla maternità surrogata
Jens Spahn e suo marito, il giornalista Daniel Funke, sono diventati genitori grazie alla GPA negli Stati Uniti.In pochi giorni però, la vicenda è diventata il centro di una polemica nazionale sulla maternità surrogata, sulla coerenza politica e sul diritto delle persone di avere una famiglia.
Il motivo è semplice: la surrogacy è vietata in Germania e il partito di Spahn, la CDU, aveva recentemente confermato la propria opposizione a una sua possibile legalizzazione.
Lo stesso politico aveva espresso in passato forti riserve su questa forma di procreazione assistita

Perché Jens Spahn si è dimesso?
Le critiche non sono nate semplicemente dal fatto che Spahn sia diventato padre tramite maternità surrogata.
Il caso politico è scoppiato per il contrasto tra la sua personale scelta di ricorrere alla GPA e la posizione ufficiale sostenuta dal suo partito. Secondo molti esponenti politici e commentatori tedeschi, Spahn avrebbe beneficiato privatamente di una possibilità riproduttiva alla quale, sul piano politico, continuava a opporsi.
La vicenda ha quindi alimentato accuse di incoerenza e ipocrisia, anche all’interno della CDU.
Sotto una crescente pressione politica del cancelliere federale Friedrich Merz, il 18 luglio 2026 Jens Spahn ha annunciato le proprie dimissioni dalla guida del gruppo parlamentare CDU/CSU. Non è stato licenziato e non ha perso il proprio seggio da deputato: ha lasciato l’incarico di capogruppo parlamentare.
La CDU/CSU ha successivamente indicato Thorsten Frei, stretto collaboratore del cancelliere Friedrich Merz, come candidato alla successione di Spahn.
La maternità surrogata è illegale in Germania?
In Germania la maternità surrogata non è legale.
La normativa tedesca vieta il coinvolgimento di medici e intermediari nella realizzazione di un percorso di gestazione per altri sul territorio nazionale.
Questo, tuttavia, non significa che sia illegale crescere un bambino nato tramite maternità surrogata in un altro Paese. Le famiglie che si rivolgono all’estero devono però affrontare questioni delicate legate al riconoscimento della filiazione, alla cittadinanza e alla trascrizione dei documenti di nascita.
Il caso Spahn dimostra ancora una volta che vietare la maternità surrogata all’interno di un Paese non elimina il fenomeno. Spinge piuttosto i futuri genitori a cercare soluzioni in Stati nei quali la pratica è regolamentata e legalmente accessibile.
“La mia felicità è incompatibile con l’incarico”
La vicenda solleva un interrogativo: un politico deve rinunciare alla propria carriera per il modo in cui ha costruito la sua famiglia?
Da una parte, la maternità surrogata riguarda una scelta profondamente personale, legata al desiderio di diventare genitori. Dall’altra, chi ricopre un incarico pubblico viene inevitabilmente giudicato anche sulla coerenza tra le proprie decisioni private e le posizioni politiche che sostiene.
Ha scritto l’ormai ex capogruppo Jens Spahn nella sua lettera di dimissioni “Negli ultimi giorni, mi sono reso conto che la mia felicità personale – la creazione di una famiglia con mio marito e la nascita di mio figlio – è incompatibile con il mio incarico politico”.
L’aspetto forse più controverso non è quindi che Jens Spahn e suo marito abbiano avuto un figlio. Il contrasto nasce dal fatto che abbiano utilizzato all’estero una possibilità che il loro stesso partito continua a voler negare in Germania.

Il divieto non cancella il desiderio di diventare genitori
Il caso di Jens Spahn mostra con particolare evidenza uno dei grandi limiti dei divieti assoluti.
Il desiderio di diventare padre o madre non scompare per effetto di una legge. Coloro che non possono avere figli naturalmente continueranno a cercare percorsi alternativi, spesso rivolgendosi a Paesi esteri.
Il dibattito sulla maternità surrogata che oramai investe quasi tutti i paesi UE, dovrebbe concentrarsi meno sulle condanne morali e maggiormente sulla necessità di creare regole capaci di tutelare tutte le persone coinvolte: futuri genitori, madre surrogata e sopra ogni cosa il superiore interesse del minore.
Maternità surrogata e politica: una vicenda destinata a lasciare il segno
Le dimissioni di Jens Spahn rappresentano molto più di una crisi interna alla politica tedesca.
La vicenda che travalica le dinamiche di partito, dimostra quanto la maternità surrogata continui a dividere l’Europa e quanto sia difficile mantenere una posizione ideologica rigida quando il tema entra direttamente nella vita personale delle persone.
Spahn non è stato costretto a rinunciare a suo figlio, né ha commesso un reato diventando padre negli Stati Uniti: ha però dovuto rinunciare a uno degli incarichi politici più importanti della Germania perché la propria scelta è stata considerata incompatibile con la linea pubblica del suo partito.
La gioia della nascita di un figlio si è così trasformata in una questione politica connotata da aspetti ideologici (dai diritti civili e sociali all’omofobia).
Forse la domanda da porsi non è se Jens Spahn sia stato coerente, ma se una società moderna possa far fronte al desiderio di avere una famiglia esclusivamente attraverso divieti, condanne e dimissioni forzate.

